Rischio idrogeologico

Il rischio idrogeologico[1] corrisponde agli effetti indotti sul territorio dal superamento:

  • Dei livelli pluviometrici critici lungo i versanti.
  • Dei livelli idrometrici critici nei corsi d’acqua a carattere torrentizio, nel reticolo minore e nella rete di smaltimento delle acque piovane dei centri abitati.

Tali effetti possono essere riassunti in:

  • Erosione del suolo e smottamenti diffusi del terreno.
  • Esondazioni localizzate con o senza trasporto di materiale solido.
  • Allagamenti nei centri urbani.

Comunemente, il termine dissesto idrogeologico viene invece usato per definire i fenomeni e i danni reali o potenziali causati dalle acque in generale, siano esse superficiali, in forma liquida o solida, o sotterranee.

Le manifestazioni più tipiche di fenomeni idrogeologici sono: frane, alluvioni, erosioni costiere, subsidenze e valanghe. Tali fenomeni rientrano nell’ordinaria trasformazione della crosta terrestre che può manifestarsi con eventi rapidi o lenti, ma pur sempre facenti parte dei processi naturali.

Quando però gli spazi che sono propri di questi fenomeni naturali vengono occupati dalle attività antropiche, che subiscono o accentuano le condizioni di predisposizione al dissesto, possono crearsi situazioni critiche in grado di comportare uno stato di sofferenza per i beni e/o per l’incolumità delle persone.

Il rischio naturale rappresenta una manifestazione dell’interferenza tra i processi di instabilità, che si sviluppano “naturalmente” sul territorio e ne rimodellano le forme, e le entità che per l’uomo rivestono un valore fisico, economico, sociale, ambientale. Solo la conoscenza del livello di rischio permette di programmare gli interventi strutturali e non strutturali per la sua mitigazione. Questi, in relazione al livello di rischio e, conseguentemente, alla sua accettabilità o meno, potranno spaziare dalla delocalizzazione del bene, alla realizzazione di opere di messa in sicurezza dello stesso, alla imposizione di idonei accorgimenti tecnici in fase di realizzazione di nuovi interventi ed alla predisposizione di piani di emergenza.

Il Rischio (R) si esprime come prodotto della Pericolosità (P) e del Danno Potenziale ( Dp) in corrispondenza di un determinato evento:

R = P x Dp = P x E x V

dove:

  • P (Pericolosità): è la probabilità di accadimento, all’interno di una certa area e in un certo intervallo di tempo, di un fenomeno naturale di assegnata intensità.
  • E (Elementi esposti): persone e/o beni (abitazioni, strutture, infrastrutture, ecc.) e/o attività (economiche, sociali, ecc.) esposti ad un evento naturale.
  • V (Vulnerabilità): grado di capacità (o incapacità) di un sistema/elemento a resistere all’evento naturale. È espressa in una scala variabile da zero (nessun danno) a uno (distruzione totale).
  • Dp (Danno Potenziale): grado di perdita prevedibile a seguito di un fenomeno naturale di data intensità, funzione sia del valore che della vulnerabilità dell’elemento esposto.
  • R (Rischio): numero atteso di vittime, persone ferite, danni a proprietà, beni culturali e ambientali, distruzione o interruzione di attività economiche, in conseguenza di un fenomeno naturale di assegnata intensità.

Il Rischio idrogeologico si suddivide in rischio geomorfologico (o da frana) e rischio idraulico (o da allagamento). Nei link seguenti è riportato il profilo di rischio idrogeologico rilevato sul territorio di Toritto:

[1] La definizione è ripresa dalla DGR Puglia n. 2181 del 26 novembre 2013 – Procedure di Allertamento del Sistema Regionale di Protezione Civile per il Rischio Meteorologico, Idrogeologico ed Idraulico.