Rischio incendio boschivo e di interfaccia

La legge n. 353/2000 “Legge quadro in materia di incendi boschivi” costituisce il riferimento normativo nazionale in materia di conservazione e difesa del patrimonio boschivo dagli incendi. Le finalità della legge specificata sono rivolte alla conservazione e alla difesa dagli incendi del patrimonio boschivo nazionale, considerato bene insostituibile per la qualità della vita. Tra gli elementi di innovazione introdotti dalla legge quadro possiamo elencare:

  • Il significato giuridico di “incendio boschivo”, definito quale “un fuoco con suscettività a espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate, comprese eventuali strutture e infrastrutture antropizzate poste all’interno delle predette aree, oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi a dette aree”.
  • L’attribuzione di rilevanti compiti alle Regioni, fra i quali quello dell’approvazione del Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi.
  • L’obbligo di censimento, attraverso la costituzione di un apposito catasto, di tutte le aree percorse dal fuoco.
  • L’introduzione del reato di incendio boschivo.
  • Il divieto per le zone boscate e i pascoli percorsi dal fuoco di modificare la destinazione preesistente all’incendio per almeno 15 anni.
  • Il divieto per 10 anni di realizzare edifici, strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili e ad attività produttive e il divieto per 5 anni di realizzare rimboschimenti e di effettuare interventi di ingegneria ambientale finanziati con risorse pubbliche, salvo specifica autorizzazione concessa dal Ministero dell’Ambiente per le aree naturali protette statali o dalla Regione competente negli altri casi. Sono inoltre vietati per 10 anni il pascolo e la caccia nelle aree boscate percorse dal fuoco.

Successivamente, l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 agosto 2007, n. 3606, emanata a seguito dei disastrosi incendi in Puglia e Sicilia, ha disposto, all’art. 1 comma 9, che i comuni di alcune regioni, tra cui la Puglia, predisponessero i piani di emergenza in relazione ad eventi calamitosi dovuti alla diffusione di incendi e fenomeni di combustione, tenendo conto prioritariamente delle strutture maggiormente esposte al rischio di incendi di interfaccia con lo scopo principale della salvaguardia e dell’assistenza alla popolazione. A seguito di tale ordinanza, è stato predisposto e diffuso, dal Dipartimento della Protezione Civile, il “Manuale Operativo per la predisposizione di un piano Comunale e Intercomunale di Protezione Civile” che fornisce le indicazioni operative per la stime del rischio di incendio nelle aree di interfaccia.

Il Manuale definisce l’interfaccia urbano-rurale come “l’insieme delle zone, aree o fasce, nelle quali l’interconnessione tra strutture antropiche e aree naturali è molto stretta così da considerarsi a rischio d’incendio di interfaccia, potendo venire rapidamente in contatto con la possibile propagazione di un incendio originato da vegetazione combustibile”. Secondo la definizione della National Wildland/Urban Fire Protection Conference (NW/UFCP) del 1987, con il termine “Interfacciasi intende “il luogo dove l’area naturale e quella urbana si incontrano e interferiscono reciprocamente”.

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